BUON COMPLEANNO CARA RADIO: 40 ANNI DI EMOZIONI E LIBERTA’. NASCE SUI SOCIAL IL GRUPPO PER CELEBRARE RADIOMADDALONI/NEW RADIO

“Se volete sapere la mia, delle canzoni, delle vostre canzoni, vi potete fidare” (RadioFreccia)

 

E sono quaranta! Ma non li dimostra…non li può dimostrare. Una radio, in realtà, resta giovane per sempre. Potenza della musica, dell’energia e della vitalità, elementi imprescindibili di un media paragonabile sempre più all’araba fenice. Tante volte data per morta, superata, non più al passo con le evoluzioni, incapace a poter crescere nuove generazioni. La radio, però, è sempre rinata, ha sempre conquistato i suoi spazi, si è sempre aggiornata, ha sempre avuto un ruolo chiave nel linguaggio, nel costume, nei tempi. Portatrice sana di tradizione. Come diceva un vecchio spot: Quarant’anni e non sentirli!

Le musicassette sono diventate LP, per poi specchiarsi nel retro dei CD, per poi diventare moderni file. Certo si è persa la magia del “toccare con mano” un album, di annusare quegli odori inconfondibili delle stanze-archivio, di sfogliare foto e testi di un libretto. La radio, comunque, è sempre là…con il suo sviluppo tecnologico, con gli studi che ormai sembrano navicelle spaziali, ma con quella certezza indispensabile che sfida i decenni. Un cursore in regia che si alza ed apre un microfono, una voce che parla, racconta, annuncia, presenta… una canzone che parte… canzoni destinate, poi, a raccontare i migliori anni della nostra vita.

New Radio LogoInvece le canzoni non ti tradiscono, anche chi le fa può tradirti, ma le canzoni, le tue canzoni, quelle che per te hanno voluto dire qualcosa, le trovi sempre lì, quando tu vuoi trovarle, intatte; non importa se cambierà chi le ha cantate. Se volete sapere la mia, delle canzoni, delle vostre canzoni, vi potete fidare”.

Una dei tanti dialoghi-cult del film “Radiofreccia”, che poi un film non è, almeno per chi ha vissuto il sogno di far nascere una radio dal nulla. Quel film è una sorta di Bibbia dell’etere, condensata in centoventiminuti di grandi emozioni…

Poi c’è il tempo… il tempo che in un attimo ti fa volare via 40ANNI… Quel tempo incalcolabile trascorso in un ambiente che senti sempre più profondo e intensamente tuo. Se capita ci fai anche le pulizie generali, quando poi a casa non sposti un bicchiere. Rinunci in ordine sparso agli amici, a inseguire amori impossibili, a vivere giornate di ozio e playstation, ad una birra e mille chiacchiere sul campionato di calcio. Spesso, senza accorgercene, si rinuncia anche a sogni più importanti, perché c’è la radio che entrata nella tua vita. Ci si ritrova a ripetere mille volte il più abusato dei luoghi comuni: “Smetto quando voglio…”.

No…!! chi ama la radio non smette mai… Hai sempre voglia di accendere quel microfono e far compagnia alla gente, fosse anche un solo radioascoltatore che per sbaglio è capitato sulla tua frequenza.

RMI STORY

 

New Radio Network compie 40 anni…Più precisamente li compie la sua illustre madre: Radio Maddaloni International, un’emettente che ha scritto il suo nome nella storia della radiofonia nazionale. RMI la trovate in tutti i libri e saggi che parlano di “rivoluzione mediatica”, che parlano di un anno simbolo: il 1976!! (vedi foto a sinistra tratta dalla libro: “Storia della Radio TV”). Nel 1976, infatti, arrivò una seconda, decisiva, sentenza della Corte Costituzionale: venne liberalizzata la trasmissione via etere in ambito locale. Le radio libere ebbero così copertura legale; da allora poterono moltiplicarsi su tutto il territorio nazionale. Il fenomeno fu considerato, inizialmente, più come una moda temporanea che come un’evoluzione del modo di concepire la radiofonia in Italia, ma nel tempo molte emittenti dimostrarono di poter competere qualitativamente con le emittenti pubbliche. In pochi anni l’emittenza radiofonica privata si impose non più come alternativa all’emittenza pubblica, ma come principale fucina di idee e di professionisti (disc jockey e tecnici) con capacità professionali sempre maggiori. Questo regime di concorrenza giovò anche alla stessa RAI, che si vide costretta a puntare su trasmissioni innovative e mirate che difficilmente avrebbero avuto modo di essere realizzate senza lo stimolo della concorrenza.

Così anche a Maddaloni, quarantamila abitanti nell’entroterra della provincia di Caserta, poté fregiarsi della sua radio cittadina. Radio Maddaloni International nacque come nacquero tutte le radio rivoluzionarie di quel periodo: grazie ad un gruppo di pazzi, secondariamente noti come soci fondatori. Ragazzi con la passione per la musica, in una Regione dove la musica è una seconda pelle. Quattro dischi, un mini appartamento, due paia di cuffie e tanta voglia di sognare. I primissimi strumenti tecnologici per diffondere, o meglio, per gridare alla città che c’era qualcosa di nuovo in giro. Quanto sarebbe durato quel sogno? Oggi lo possiamo dire: quattro decenni, otto lustri, chilometri di nastri, migliaia di ore di trasmissione e le musicassette che diventavano LP, gli LP che diventavano CD, i CD che diventavano file

In mezzo decine e di decine di voci. Come al servizio militare. C’è ha fatto la najia obbligatoria, poi ha preso altre e più prestigiose strade, chi ha messo la firma ed ha deciso di allungare la “pena”. Il primo timido annuncio davanti al microfono, con la salivazione azzerata tipo Fantozzi, che si trasforma in un intervento più completo, l’intervento completo che si trasforma in un programma tutto tuo che non dimenticherai mai anche se nessuno lo ha mai ascoltato, un programma tutto tuo che si trasforma in uno storico appuntamento che dura decenni. Chi non si è mai imbattuto la domenica mattina nel garbo e nell’educazione di Sergio Solimene che da oltre trent’anni ci racconta la musica di ieri e di oggi? Chi non ha mai parlato di un problema o di un avvenimento sociale, politico e cittadino accolto in studio dal caldo caffè di Carlo Scalera? Chi non ha mai affidato una dedica e un messaggio d’amore ad una canzone presentata da Imma de Rosa? Queste e tante altre voci, hanno accompagnato parte della nostra vita, insieme ai tantissimi tecnici che, appassionatamente, dietro le quinte hanno curato l’evoluzione massmediatica e tecnologica di Radio Maddaloni/New Radio Network. Quei quattro dischi sono diventati un archivio sterminato. Le cuffie di spugna sono ora collegate in digitale, la frequenza ha partorito un’APP da scaricare sullo smartphone, gli studi del “casariello”, sono oggi luccicanti e moderni, con postazioni extralarge e mega-regia multimediale. Solo una cosa non è cambiata: la passione, quell’inguaribile malattia che in pochi possono capire.

Radio-LibereUna volta mi capitò di intervistare Angelo Cusano, uno dei tanti “figli illustri” della radio. Partito dagli studi di via Caudina a Maddaloni e arrivato in quelli di via Massena 2 a Milano (Radio Deejay/Radio Capital/M2O). Senza troppi giri di parole mise subito le cose in chiaro: “Devo tutto alla radio della mia città. Avere una radio nella propria città è una risorsa che nessuno può capire. Una fortuna che ti cambia la vita”. Anche Paolo Giordano, giornalista musicale tra i più famosi ed influenti d’Italia, durante una diretta esclamò: “Per New Radio Network sono sempre a disposizione. Sono sicuro che attraverso la vostra emittente i miei messaggi, le mie opinioni, sono in buone mani”. Frasi sentite negli anni anche da Francesco Marino (inviato RaiSport da Torino, sponda Juventus) ed Alessio Gallicola, storica voce della JuveCaserta anni d’oro. Già la JuveCaserta… una delle tante geniali intuizioni dell’immenso patron di Radio Maddaloni/New Radio, Vincenzo Di Nuzzo. Il gigante buono. Una sorte di uomo dei sogni. Colui che ha permesso a tanta gente di divertirsi con il giocattolo più bello del mondo: la radio.

Così negli anni ’80 quando Oscar, Gentile, Dell’Agnello ed Esposito dominavano in Italia e in Europa e Caserta era la Reggia del Basket, la radiocronaca la ascoltavi solo su Radio Maddaloni International. Nelle partite più importanti era come una messa cantata. Dalle case ascoltavi solo la nostra frequenza (90-98 Mhz….mitica…). Quante ne ha combinate il Direttorissimo Di Nuzzo: ha resistito quarant’anni con amore e mille sacrifici. Ha visto il mondo della radio cambiare, senza mai che lui cambiasse, senza mai pensare nemmeno per un minuto di cedere il passo. Ad oggi è uno degli ultimi pionieri di un mondo romantico rosicchiato nel tempo da cordate, gruppi editoriali e leggi di diritti esclusivi senza cuore.

RMI40 di radio… 40 anni di dirette spericolate utilizzando gli strumenti più impensabili, al freddo e al sole, rincorrendo il passaggio del Giro d’Italia o le dichiarazione del politico nazionale in visita in città. 40 anni di musica al passo con i tempi, di ospiti, di mode che cambiano, di stelle che nascono e tramontano, di commenti, di spettacolo, di teatro, di coinvolgimento e speriamo di tanta compagnia. 40 anni di sogni, di speranze. 40 anni di una radio con un gran motore che ha sempre cercato di innovare e rinnovarsi. 40 anni più uno… Il 2017 sarà l’anno dei ricordi e di qualche piacevole celebrazione. Su facebook già impazza il gruppo che chiama a raccolta tutti coloro che hanno un pezzo di radio nel cuore. Chi si è fermato un giorno, chi tutta la vita. Chi è stato di passaggio, chi si è fermato ad aspettare di diventare grande. I social network possono arrivare lontano, lontanissimo. Allora avanti amici!! Questo è il link:

https://www.facebook.com/groups/1162650103790548/1165718370150388/?notif_t=group_activity¬if_id=1481100900677682

L’iniziativa nasce grazie all’impegno e alla puntualità di Michele Schioppa, giornalista e famosa firma dell’ “Eco di Caserta“. Michele Schioppa è principalmente uno dei più apprezzati e ricercati storici della città di Maddaloni, nonchè collaboratore, attraverso diverse vesti, dell’emittente radiofonica. Un gruppo che vuole crescere ed arricchirsi attraverso piccoli e grandi contributi di tutti. Fatevi avanti con ricordi, aneddoti, foto e pezzi di memoria. Con un saluto, una critica, una dedica. In fondo Radio Maddaloni International/New Radio Network ha solo quarant’anni….

Buon Compleanno mia cara radio. Mi hai dato tantissimo, spero di restituirti almeno la metà…

Vincenzo Lombardi

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